Comunicare: questa strana e complicata azione

La comunicazione, la BUONA comunicazione, è fondamentale nella didattica.

Oggi la tecnologia, con le sue potenzialità, è lo strumento di comunicazione per eccellenza tra le nuove generazioni per la sua capacità di diffondere e veicolare le parole superando barriere altrimenti vincolanti.

In classe, così come nella vita, spesso è difficile aprirsi all’altro e i nostri studenti devono essere supportati nel difficile compito di scoperta degli universi-altri e nella comprensione dell’uguale-e-diverso.

Numerosi studi hanno confermato l’importanza del comunicare che trae origine non a caso dal communis, ossia “comune” – “mettere in comune” – “unire in comunità”.

Comunicare significa donare qualcosa di sé stessi agli altri per far nascere dei legami profondi.

Paulo Freire, John Hattie, James P. Corner, Michael Grider e Lev Vygotsky hanno evidenziato l’importanza del creare un clima positivo e un ambiente facilitatore nella classe attraverso una comunicazione efficace.

Gli elementi e le 7 C della comunicazione sono spesso ridondanti nelle aule ma quello che gli studenti cercano è un modo per “accendere l’interruttore della propria volontà”.

La volontà di conoscersi, di esprimersi, di avvicinarsi per poi crescere insieme.

Non bisogna solo avere un atteggiamento empatico ma una modalità fluida di comunicazione.

La Pragmatica della comunicazione ha sintetizzato in cinque gli assiomi fondamentali:

  • Non si può non comunicare:

ogni essere umano volontariamente o involontariamente comunica SEMPRE

  • I messaggi possiedono un aspetto di contenuto ed uno di relazione:

l’aspetto di contenuto comprende i dati che trasmettiamo ed agisce attraverso un Livello Letterario, Nascosto e/o Profondo, mentre l’aspetto di relazione è costituito dalle sfumature (relativo a come comunico, in quale contesto, in quale situazione) che forniscono informazioni su come i dati vanno interpretati.

  • Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi:

la comunicazione comprende diverse versione della realtà, che si creano e ristrutturano durante l’interazione tra più individui; queste diverse verità dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica interpretazione possibile della realtà sia quella costruita da egli stesso.

  • La comunicazione può essere numerica (o digitale) e analogica:

Il linguaggio digitale serve a scambiare informazioni, quello analogicodefinisce la natura della relazione e ha a che fare con le emozioni

  • Le relazioni possono essere simmetriche o complementari:

Nelle relazioni simmetriche si ha un rapporto paritario tra i due poli della comunicazione mentre nelle relazioni complementari uno dei due soggetti riconosce l’interdipendenza dell’altro.

Di queste considerazioni non si può non tenerne conto quando si entra in aula.

Il docente ha l’obbligo, oserei dire morale, di “unire in comunità” e di “donare” non solo conoscenze enciclopediche ma anche competenze che facilitano la comunicazione del sé e la comprensione dell’altro nelle sue peculiarità.

Uno studio condotto nel 1972 ha mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio vocale può essere suddiviso per il 55% in movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali), per il 38% con l’aspetto vocale (volume, tono, ritmo) e per il 7% per l’aspetto verbale (parole).

Mai come oggi tale studio sembra attuale: la tecnologia ne è la prova.

Siamo invasi da video, reel, post, stories, dirette …

Ma come un docente può “accendere l’interruttore”?

Come può far COMUNICARE e “non solo parlare”?

Come fare il primo passo verso la costruzione di un ambiente che faciliti l’espressione del vero sé ed educare all’accettazione e comprensione della diversità come unicità in un mondo omologato, copia di sé stesso mille e mille volte?

Magari provandoci mille e mille volte!

Il docente deve riuscire, senza mai arrendersi, a comunicare con i propri studenti in modo coinvolgente e creativo con costanza, la “dote” con la quale è nato ogni docente.

Tra i vari tentativi uno sembra aver risvegliato gli animi: la realizzazione di un video.

L’esperienza è stata edificante.

Gli studenti, attraverso composizioni anonime, hanno espresso il proprio io, le proprie paure, le proprie considerazioni rispetto a tempi passati, la difficoltà del comunicare e di far conoscere il proprio mondo interiore.

Dopo aver raccolto queste pregnanti testimonianze gli stessi alunni hanno rielaborato i testi per realizzare un video che fosse comunicativo sotto ogni forma verbale, non verbale e scritta.

Sono riusciti ad estrapolare l’essenza delle loro anime realizzando un “loro format di comunicazione” leggibile per tutti.

Sono stati loro a prendere i docenti per mano e ad indicare la strada dalla quale partire.

A volte (anzi spesso) sono gli studenti, involontariamente ed inconsapevolmente, a manifestare all’adulto che hanno di fronte il punto da dove partire.

Comunicare non è semplice ma, come disse P. Drucker,

la cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto” e

noi docenti,

noi adulti,

dovremmo a volte prestare più attenzione alle parole non dette.

Gli studenti parlano con i gesti, gli sguardi e i loro movimenti spesso impacciati,

ma comunicano SEMPRE nell’attesa di essere scoperti.

Questo il video realizzato che ha vinto il I Premio nel Concorso [IO]…[TU]

Buova visione!

https://www.facebook.com/iisboccarditiberiotermoli/videos/540909781526446

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